Divorzio: quando l’assegno di mantenimento è a carico della moglie

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Iniziamo dal principio: nel momento in cui una coppia entra in crisi e decide di percorrere la strada del divorzio deve tenere conto di tutta una serie di provvedimenti e tutele che assegnate all’uno o all’altro coniuge e ovviamente ai figli, qualora presenti. Spesso si ha l’errata convinzione che i diritti delle donne in queste situazioni siano riconosciuti in misura superiore rispetto a quelli degli uomini ma non è così. Quello che la legge cerca di fare è di riequilibrare una situazione che, il più delle volte, parte svantaggiata per la moglie, che spesso si trova senza un lavoro stabile o ha rinunciato ad una carriera più redditizia per occuparsi dei figli. In realtà i diritti sono esattamente gli stessi tra uomini e donne, ma quali sono esattamente?

  1. Diritto al mantenimento. Alla coniuge separato spetta il mantenimento che deve, tendenzialmente, garantire lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, naturalmente, tenendo conto delle effettive possibilità economiche del dell’altro coniuge e in ogni caso, fino a quando non instauri una nuova convivenza stabile con un’altra persona.
  1. Diritto alla casa coniugale. Al coniuge spetta vivere nella casa coniugale, anche se intestata interamente all’altro, se il giudice ha deciso la collocazione dei figli presso di lui: questo perché la legge tutela in primo luogo i minori.
  1. Diritto all’affidamento dei figli. Di solito, anche se i figli vengono vivono con la madre si tende a preferire la tipologia dell’affido è condiviso: entrambi i genitori hanno il diritto di esprimere la loro opinione per quanto riguarda le scelte più importanti per la vita dei figli, la loro educazione e il percorso di studi.

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Ma cosa succede se è la moglie ad avere un’entrata fissa?

Bisogna prendere in considerazione anche la situazione inversa: una moglie con un’entrata fissa potrebbe dover pagare l’assegno di mantenimento al marito, se privo di un impiego. Statisticamente è difficile imbattersi in un caso di divorzio che preveda l’assegno di mantenimento a carico della moglie. Questo però non vuol dire che tale situazione non esista e che la legge italiana non preveda questa possibilità.

In ambito strettamente giuridico il pagamento dell’assegno di mantenimento è in favore del coniuge con il reddito più basso, non è quindi il sesso a determinarlo. Tutto questo ha lo scopo di consentire al coniuge di mantenere lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio, per quanto possibile.

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L’assegno di mantenimento non è un obbligo

Non stiamo parlando di una misura prestabilita ma di una decisione da prendere caso per caso valutando le condizioni concrete. Se il divario tra gli stipendi percepiti dei due coniugi non è ampio, l’assegno potrebbe essere del tutto negato. Una madre che per prendersi cura dei figli non ha potuto lavorare, riceverà l’assegno di mantenimento dal marito. Diverso invece è il discorso se per pigrizia o mancanza di volontà non si sia impegnata a cercare un’occupazione. Non ha mai diritto al mantenimento, anche se in condizioni di indigenza, il coniuge che ha violato le norme coniugali: tradimenti confermati, abbandono del tetto coniugale e violenza.

Come abbiamo accennato poco fa però non è da escludere la possibilità che l’assegno venga corrisposto dalla moglie, nel caso in cui sia lei a lavorare e avere delle entrate, mentre il marito risulta non occupato.

Quindi, a differenza di quanto si creda comunemente non c’è nessuna indicazione legale sull’obbligo del marito a mantenere la moglie in ogni caso. Non si tratta di un processo automatico, l’assegno spetta al coniuge economicamente più debole. Quello che influisce maggiormente sono le  abitudini familiari italiane: queste rendono la prospettiva di un marito sostenuto dalla moglie dopo il divorzio improbabile ma non di certo impossibile.

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