Diritto all’oblio: Google e Facebook devono cancellare i tuoi dati se lo richiedi

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Una sentenza storica della Corte di Giustizia Ue del 3 ottobre ha definito chiaramente un aspetto di una questione molto delicata e controversa: il diritto all’oblio su Facebook. Con queste parole si intende il diritto degli utenti di veder cancellati post e discussioni che li riguardano quando ormai i fatti sono molto vecchi e potrebbero rappresentare una violazione della loro privacy, creando un danno di immagine. Questa sentenza rivoluzionaria va letta insieme ad un’altra di pochi giorni prima dove si è trattato lo stesso tema del diritto all’oblio ma in relazione ai motori di ricerca come Google.

Molte domande sorgono spontanee: prima di tutto che differenza c’è tra Facebook e Google in questo caso? Si può cancellare un post che lede la reputazione online di una persona se si trova in un social network come Facebook? In questo articolo abbiamo cercato di fare chiarezza.

Cos’è il diritto all’oblio su Google

Per capire davvero di cosa stiamo parlando è bene ricorrere a un esempio pratico:

Matteo sei anni fa è stato condannato per rapina. All’epoca la notizia ha fatto il giro del web ed ha avuto molta risonanza. Matteo è stato quindi processato, condannato ed ora ha scontato la sua pena. Adesso che questa vicenda è giunta alla fine, l’uomo cerca di ricostruirsi una vita, anche perché lo scopo della detenzione è quella di rieducare il colpevole e farlo tornare integrato nella società. Per questo Matteo vuole ricominciare partendo dalla ricerca di un lavoro onesto. Ma la cosa si rivela impossibile perché ogni datore di lavoro a cui si presenta, cercando il suo nome su internet, viene a conoscenza della condanna. Questo è il motivo per cui Matteo può richiedere la cancellazione di tutte le notizie sul suo conto: sono ormai vecchie e fuorvianti per la sua reputazione.

Ogni persona può ricorrere al diritto di essere “dimenticato”: è giusto pagare per un reato commesso ma la pena è solo quella prevista dall’ordinamento, non è pensabile continuare a punire qualcuno per tutta la sua vita e aggiungere anche la pubblica “gogna” alla pena inflitta dalla legge.

Dall’altro lato, il diritto a essere informati di cui ciascun cittadino gode è garantito dalla cronaca che, per sua stessa natura, si occupa solo fatti attuali e di pubblico interesse. Quindi quando un avvenimento non è più attuale non ha ragione venire tirato fuori nuovamente. Quando l’informazione viaggiava sui quotidiani cartacei la situazione era più semplice: il giornale aveva una durata di 24 ore e poi veniva utilizzato come carta da imballaggio. Oggi, con internet, si possono scovare anche le notizie molto vecchie, basta utilizzare i motori di ricerca. Per capirci è come se sul giornale ogni giorno venisse ripubblicata la stessa notizia della condanna di Matteo. Per questo motivo la persona interessata ha diritto a richiedere la cancellazione di queste notizie.

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Diritto all’oblio, due precisazioni

  1. In realtà la legge non ha mai definito il diritto all’oblio che rimane solo un previsione giurisprudenziale, anche se accettata universalmente. Questa mancanza di una normativa fa sì che il termine dopo il quale la notizia va cancellata non è definito. Di solito si fa riferimento a 2-3 anni.
  2. Quando si parla di cancellazione non ci si riferisce necessariamente alla notizia per intero. La Cassazione ha indicato tre possibili soluzioni:
    • La cancellazione dell’articolo per intero
    • La cancellazione del nome della persona coinvolta
    • La cancellazione dei meta-tag, cioè dei codici che consentono al motore di ricerca di trovare la pagina incriminata digitando le parole chiave come il nome della persona in questione.

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Diritto all’oblio, è possibile anche su Facebook?

Diverso è il caso di Facebook, che essendo un social network presenta da un lato una serie di difficoltà e complicazioni dall’altro delle agevolazioni rispetto a Google. Prima di tutto dobbiamo tenere a mente che Facebook non indicizza contenuti terzi, presi dal web e quindi non ha la funzione di un motore di ricerca. È al contrario una piattaforma di condivisione di dati e informazioni caricati liberamente dagli utenti, una sorta scatola vuota in cui ognuno scrive ciò che vuole senza censura – anche se le cose stanno cambiando. Cosa significa? Che non c’è un sito o una pagina da deindicizzare. Ma allora come si possono cancellare informazioni, foto e post da Facebook?

Ogni persona può decidere nel proprio profilo di modificare le impostazioni della privacy e di rendere i contenuti non indicizzabili, ma questo non è garanzia di successo. Può capitare che grazie ad una ricerca su Google con nome e cognome tra i risultati possa apparire anche una pagina Facebook. In questo caso bisogna inviare la richiesta di cancellazione del contenuto illecito direttamente al titolare del profilo o dell’amministratore del gruppo su cui è stata scritta. Anche se sono obbligate ad eseguire questa direttiva, non sempre le persone sono così sollecite nel farlo. In questo caso la richiesta va inoltrata allo stesso Facebook che purtroppo è ancora più restio di Google a cancellare i propri contenuti, anche se illeciti. C’è anche da dire che nella maggior parte dei casi il social risponde e scarica il problema sull’autore materiale del post, lavandosene le mani. Una volta tentate tutte queste strade senza successo, l’unica cosa che rimane da fare è avviare una causa in tribunale. Il giudice ordinerà a Facebook la cancellazione della pagina, del contenuto o, nei casi più gravi, del profilo. Arrivati a questo punto, con una sentenza del giudice, Facebook non può più far finta di nulla. Ed è qui che si colloca l’ultima sentenza della Corte di Giustizia che ha condannato Facebook a cancellare tutti i contenuti illeciti e anche quelli simili. Non c’è più una versione per la singola nazione, la piattaforma è unica e di conseguenza la cancellazione dovrà essere fatta a livello universale.

Far valere i propri diritti in queste situazioni ingarbugliate prive di una legislazione chiara e univoca non è così semplice, per questo rivolgersi ad un avvocato qualificato è fondamentale. Prenota subito una consulenza gratuita nel nostro studio.

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